La sua caratteristica è
sempre stata quella di essere un fenomeno
di precocità.
E oggi Fernando
Alonso si è laureato il più giovane campione del
mondo della storia della Formula 1 a soli 24 e 2 mesi meno
cinque
giorni, polverizzando il record di Emerson Fittipaldi che nel 1972 si
impose a 25 anni e 9 mesi.
Il titolo iridato dello spagnolo è
storico anche per altri motivi: per esempio è il primo pilota
del suo paese a riuscire in questa impresa, inoltre regala al
suo team,
la Renault, il primo mondiale piloti come casa costruttrice di telai
dopo i cinque vinti negli anni Novanta come fornitrice di motori.
Alonso, sei Gran Premi in bacheca quest’anno, si è meritato
questo titolo primo per la partenza sprint che lo ha fatto trionfare in
quattro delle prime sette gare, secondo per l’abilità e la
freddezza con cui ha amministrato il vantaggio accumulato, favorito
anche dalle disgrazie che hanno ripetutamente colpito il suo diretto
rivale della McLaren Kimi Raikkonen, che nella seconda
metà del
campionato disponeva di un mezzo nettamente superiore.
Non
dimentichiamo che Alonso ha
spodestato Michael Schumacher e la Ferrari
che spadroneggiavano ininterrottamente da cinque anni. Fernando e Kimi
sono i degni eredi di Schumi, il futuro è loro: daranno vita ad
ancora tanti duelli e, probabilmente, uno dei due passerà in
Ferrari quando il fenomeno tedesco dirà basta…
Fernando Alonso è nato a
Oviedo, nelle Asturie, il 29 luglio
1981. Dicevamo: un fenomeno di precocità. Sì
perché Alonso debutta in Formula 1 al volante della Minardi il 4
marzo 2001 a Melbourne a 19 anni e 7 mesi, il terzo più giovane
esordiente di sempre dopo Mike Thackwell e Ricardo Rodriguez. Cesare
Fiorio e Flavio Briatore lo hanno adocchiato nelle formule minori, in
particolare in Formula 3000, dove Fernando, che proviene dai kart nei
quali ha spopolato, vince nel 2000 la prestigiosa gara di Spa e arriva
quarto nella classifica del campionato. Fiorio lo ingaggia come
test-driver Minardi, quindi, come detto, il debutto in Australia.
Un
anno di gavetta, poi l'asturiano approda
alla corte di Briatore, uno
che ha un fiuto particolare per i talenti (leggi Michael Schumacher…),
come collaudatore della Renault che ha appena rilevato la Benetton.
Alonso torna ai Gran Premi nel 2003 e comincia subito a collezionare
record di precocità dimostrando di essere un predestinato:
più giovane in pole position a 21 anni e 8 mesi il 22 marzo a
Sepang, in Malesia, più giovane sul podio il giorno dopo,
più giovane vincitore di un Gran Premio, in Ungheria il 24
agosto a 22 anni e quasi un mese. Nella stessa gara Alonso doppia
Michael Schumacher, un evento che sa di passaggio di consegne
anticipato. Ci vorranno però ancora due anni prima che Fernando
raggiunga l'obiettivo del titolo mondiale.
Nel 2003 e nel 2004 il ragazzo non dispone di una vettura in grado di
lottare per il campionato ma, oltre ad accumulare i primati di cui
sopra, acquisisce anche tanta esperienza che unita al suo enorme
talento naturale lo porta ai livelli di assoluta eccellenza della
stagione in corso. Nel frattempo anche la macchina migliora, grazie
anche al contributo suo e dei suoi compagni di squadra, Jarno Trulli
prima e Giancarlo Fisichella poi, con la piccola parentesi di Jacques
Villeneuve alla fine del 2004.
I, 2005 inizia col botto: Fisico trionfa
in Australia, poi Alonso non ha
rivali in Malesia, Bahrein e a Imola.
E' secondo a Barcellona, quarto a Montecarlo, poi Raikkonen gli deve
cedere all'ultimo giro per la rottura della sospensione la vittoria nel
Gran Premio d'Europa. Il resto della stagione è una lenta ma
costante marcia di avvicinamento al titolo mondiale: un solo errore,
una toccata contro il muro in Canada, altre due vittorie, in Francia e
in Germania, ancora una volta aiutate dalle disgrazie di Raikkonen.
Infine, l'apoteosi di Interlagos, proprio lo stesso circuito dove nel
2003 non riuscì a salire sul terzo gradino del podio (come
oggi!) per la botta presa contro una gomma lasciata sul terreno da
Webber, che si era schiantato a causa della pioggia.
Alonso è uno spagnolo anomalo: è tranquillo, riservato e
freddissimo, ma in pista diventa una belva grazie alla sua
straordinaria voglia di vincere. Come condotta di gara,
praticamente esente da errori, ricorda il primo Lauda, quello della
Ferrari, al quale somiglia anche per l'abilità nel dare il
massimo nel giro di qualifica. Come ricambio generazionale, almeno per
quel che riguarda lui e Raikkonen, la Formula 1 può dormire
sonni tranquilli…
Alonso, che
fatica... e che felicità
"Che fatica: negli ultimi giri
mi teneva a galla solo la consapevolezza
del titolo in arrivo". E' stremato, Fernando Alonso, terzo alla fine
del Gran Premio del Brasile, un risultato che ha fatto di lui il
più
giovane campione del mondo nella storia della Formula Uno.
Stremato, ma felice: "E'
impossibile descrivere il mio stato d'animo, ma sono felicissimo",
dice
Alonso, finito oggi alle spalle delle McLaren-Mercedes di Juan Pablo
Montoya e Kimi Raikkonen. "E' stata
una giornata nervosa, ma molto
emozionante. All'inizio della gara ho pensato di poter combattere con
le McLaren, ma dopo il primo pit-stop mi sono accorto che non sarebbe
stato possibile. Quindi ho controllato la mia posizione ed ho mantenuto
la calma molto a lungo, fino alla fine".
Alonso conferma di avere speso molte energie. "Alla fine pensavo al
titolo, una iniezione di fiducia fondamentale, ero molto stanco. Ho
vissuto tre fasi: all'inizio ero molto nervoso, poi c'è stata la
lotta con Michael Schumacher, infine negli ultimi tre-quattro giri
ascoltavo via radio il team che mi diceva di tenere duro e che forse
avrebbe cominciato a piovere". Alonso è il primo campione
del
mondo spagnolo. "Arrivo da un paese che non ha molta tradizione,
è difficile fare qualche paragone. La mia carriera nasce dalla
mia grande passione e dalle grandi motivazioni. E da quello che ho
imparato nelle categorie minori".
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