NEW YORK CITY
A
volte ci si augererebbe davvero che Dio
ricominciasse da capo e correggesse un paio di cosette che al primo
tentativo non ha indovinato del tutto.
Non dovrebbe certo cercarle a
lungo: gli basterebbe scegliere New
York, dove si incontrano tutte le
culture, razze e religioni, come
sull'Arca di Noè. Dio si
divertirebbe da matti nella Babilonia sull'Hudson. Perchè non
sono gli edifici e i grattacieli, le torri e i parchi che
contraddistinguono New York. Sono gli uomini. Le Nazioni Unite hanno la
sede sull'East River e questo è assolutamente logico, ma in
realtà si possono visitare permanentemente in ogni vagone della
metropolitana. Su quaranta metri quadrati si raduna tutta la
società umana. Le persone rendono New York più colorata
di quanto non lo facciano le luci più variopinte di Times
Square. New York è ricca e incredibilmente povera. New York
è sporca e pulita. New York è insieme decadente e
discreta, meravigliosa e orribile. E non è nemmeno una
contraddizione. Questa città si comporta come una persona, ha
sentimenti, cambi di umore, prova gioia e dolore.
Questo è il vero fascino di New York.
New
York, dicono i newyorkesi non senza orgoglio, non è l'America. Per
fortuna.
New York è un abbozzo di vita, è un esperimento continuo.
Perciò si continua a venire in questa città, dove i
tassisti parlano sessanta lingue diverse e una corsa in metropolitana
è come un piccolo viaggio attorno al mondo.
Il terrorismo ha lacerato la città, che forse non si
riprenderà più da questo trauma. Certo, la voragine
verrà riempita e si pianteranno alberi e si costruiranno nuovi
edifici, ma lo squarcio è profondo, è una ferita
dolorosa. Il dolore non
smetterà mai. E quello che scrivono caustici i critici
saccenti, che New York è fredda e inumana, è arrogante e
falso. New York è la più umana tra tutte le città
di questo pianeta. Con tutti i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.
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